Il periodo romano e il municipio di Ocriculum
Dopo la battaglia di Mevania (308 a.C.), Otricoli entrò nell’orbita di Roma, stringendo un patto di amicizia e di alleanza. Il legame con l’Urbe si rafforzò nel 220 a.C., con la costruzione della via Flaminia che attraversava l’abitato e ne potenziò i collegamenti commerciali. La città conservò la sua doppia anima ma l’emporio commerciale si fece città.
Nel 90 a.C., Ocriculum divenne municipio romano, fu assegnata alla tribù Arnensis e conobbe un lungo periodo di prosperità economica e culturale. La posizione strategica, tra la viabilità dell’Umbria interna e il porto sul Tevere – noto come Porto dell’Olio – fece della città un centro nevralgico per il commercio di olio, vino, dell’arte figulina e altri prodotti che erano destinati all’Urbe via fiume.
Con Augusto, Ocriculum si arricchì di edifici monumentali: il teatro, l’anfiteatro, il foro, il ninfeo, le terme, le grandi sostruzioni e ville rustiche e di villeggiatura. Tra i proprietari più noti delle ville figurano Pompea Celerina, suocera di Plinio il Giovane, e Tito Annio Milone, figura politica della tarda Repubblica.
Secondo la tradizione, proprio in questo periodo visse San Vittore, patrono di Otricoli. Cavaliere romano convertito al cristianesimo, fu martirizzato in Siria – forse a Damasco – il 14 maggio dell’anno 168. Decapitato per la sua fede, fu difeso dalla giovane Corona, che a sua volta subì il martirio. I primi cristiani otricolani lo scelsero come patrono della città, legando a lui la memoria religiosa e identitaria del luogo e all’evento di fine maggio, Ocriculum AD 168 (link a evento principale), che riporta l’area archeologica proprio a quel tempo.
Tra il 1775 e il 1783, gli scavi pontifici promossi da papa Pio VI riportarono alla luce i monumenti principali dell’antica città oggi visibili nell’Area Archeologica di Ocriculum (link alla pagina). Tra i reperti rinvenuti si distinsero il celebre Busto di Giove di Otricoli, il Mosaico Policromo Pavimentale delle terme – oggi nella Sala Rotonda dei Musei Vaticani – e il cosiddetto Vecchio di Otricoli della Collezione Torlonia. Queste scoperte restituirono al mondo l’immagine di un municipio fiorente e centrale nella rete romana.