castel delle formiche
C’è un punto, lungo l’antica via Flaminia, in cui la strada sfiora una parete di tufo e l’occhio si apre su campi coltivati di piante di ulivi e vecchie pietre. È lì che sorge Castel delle Formiche, piccolo borgo abitato, affacciato da secoli sul confine tra Umbria e Sabina.
Per la sua collocazione geografica è la vera porta dell’Umbria per chi proviene da Roma, sia percorrendo la Flaminia che l’A1: sorge infatti subito dopo il ponte della Mola, che segna il confine tra la provincia di Terni e quella di Rieti.
Nato come castello di altura, conteso, difeso, registrato nei documenti imperiali e papali, oggi conserva l’impianto raccolto delle fortificazioni medievali, ma con un’anima domestica, discreta. Tra muri in pietra, archi, memorie scolpite e nomi evocativi, ogni passo qui è un ritorno alla semplicità profonda dell’abitare.
La storia di un castello di confine
Costruito su una rupe di tufo in posizione strategica, a controllo della valle del Tevere, il centro fortificato accrebbe d’importanza con il passaggio della via Flaminia di cui difendeva il passaggio attraverso il Ponte di Augusto (o Pile di Augusto), per secoli l’unico attraversamento stabile del fiume tra Umbria e Lazio.
Una delle due entrate della Grotta degli Scudi
Narra una tradizione che, all’epoca della romanizzazione, gli abitanti di Otricoli riuscirono ad attirare le truppe romane in avanscoperta all’interno di una vasta grotta, imprigionandole con una frana. Secoli dopo la grotta venne casualmente riaperta e gli antichi scudi dei soldati romani vennero scambiati per i pannelli di legno utilizzati all’epoca per oscurare le finestre ( gli scuri, appunto ): da quel giorno la grotta venne ribattezzata la Grotta degli Scuri o degli Scudi. Mentre si è conservato l’ingresso della stessa nei pressi dell’Area Archeologica di Ocriculum (link a PDI) l’ingresso dalla parte di Castel delle Formiche rimane solo nel ricordo degli anziani che vi entravano fino a metà del Novecento.
Un castello conteso del medioevo
Nel 1177 il castello risultaca diviso tra l’abbazia di Sant’Elia e la Cattedrale di Narni, probabilmente legato al culto di San Benedetto. Nel 1241 fu distrutto dai Viterbesi e nel 1347 venduto all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, che lo trasformò in piccolo villaggio rurale.
Nel 1464, approfittando di un periodo di instabilità, i Maglianesi lo attaccarono e distrussero completamente. Ricostruito, passò nel 1479 alla famiglia Eroli di Narni, e poi ai marchesi Montoro, che ne conservarono il possesso per secoli.
Nel tempo perse la funzione militare e si trasformò in borgo agricolo tanto che oggi è conosciuto dai locali anche col nome di Castellaccio.
Cosa vedere a Castel delle Formiche
Castel delle Formiche conserva un impianto urbanistico compatto, tipico dei castelli medievali. La cinta muraria in scaglie di tufo, interrotta un tempo da torri quadrate, è ancora ben leggibile, nonostante le manomissioni dovute agli edifici sorti nei secoli successivi all’interno del perimetro fortificato.
All’interno del castello sorgevano una torre di avvistamento e una chiesa intitolata a San Benedetto da Norcia, documentata nei primi decenni dell’Ottocento di cui rimangono soltanto alcune pietre.
Sono ancora riconoscibili i due ingressi originari:
-
uno conduce all’interno delle mura attraverso un portale in tufo, che conserva nella chiave di volta lo stemma della famiglia dei Montoro;
-
l’altro, rivolto verso Roma, non è più percorribile.
Entrando nel caseggiato è possibile affacciarsi dalle antiche mura, con viste ampie che spaziano dalle colline sotto Magliano Sabina, alla valle del Tevere, fino all’antica torre di San Vito, nel territorio del Comune di Narni.
nei dintorni
Tra borghi silenziosi, colline umbre e antichi percorsi lungo il Tevere
I dintorni di Castel delle Formiche raccontano l’anima più autentica dell’Umbria meridionale: un paesaggio fatto di colline morbide, piccoli nuclei rurali, uliveti e strade che sembrano seguire ancora il ritmo lento della campagna.
Qui il viaggio diventa contemplazione. Tra scorci sulla valle del Tevere, sentieri immersi nel verde e borghi raccolti come Poggio di Otricoli e Otricoli stessa, ogni luogo conserva una dimensione intima e silenziosa, lontana dal turismo più frenetico.
A breve distanza si apre anche il Parco Archeologico di Ocriculum, dove le tracce dell’antica città romana emergono tra natura e memoria, lungo l’antica Via Flaminia che per secoli ha collegato Roma al cuore dell’Umbria.