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Dall’emporio sul Tevere alla “piccola” acropoli in collina

Età Preromana

Sorvolando il territorio che abbraccia Otricoli – tra il colle e il Tevere – si avverte ancora il respiro di un antico dialogo: quello tra la solidità delle alture e il fluire del grande fiume, tra la terra e l’acqua.

È in questo equilibrio originario che affiorano le prime tracce di un insediamento, risalenti all’VIII secolo a.C., epoca in cui si delinea una struttura già articolata in due poli complementari: il pianoro tufaceo in località La Scorga, emporio aperto agli scambi tra Umbri, Sabini, Falisci ed Etruschi, e il colle di Otricoli, sede di un abitato più raccolto e difeso.

Questa duplicità – porto fluviale e villaggio collinare – costituiva un sistema vitale e integrato, testimoniato da reperti ceramici dell’Età del Ferro, necropoli coeve (Crepafico, Cerqua Cupa) e resti architettonici. Rinvenimenti nei pressi delle chiese di San Vittore e della Madonna del Buon Consiglio (ex San Fulgenzio) hanno restituito tracce di strutture templari, mentre sotto l’attuale Collegiata sono emerse murature in opera quadrata, forse appartenenti a un edificio sacro arcaico – chissà se dedicato a quella dea Valentia, il cui culto è attestato da epigrafi locali e, della quale, Tertulliano parla come una delle poche divinità venerate solo fuori Roma.

Durante il IV secolo a.C., il colle venne fortificato con una cinta in blocchi di tufo locale, confermandone la centralità strategica e simbolica.

 

Da Okris a Ocriculum

Il toponimo latino "Ocriculum" deriva con ogni probabilità dal termine umbro okris - che indicava l’altura sacra a cui la comunità faceva riferimento – passato attraverso diverse forme linguistiche: ocar, ukar, e l’arx in latino, fino a fondersi nel diminutivo -culum.

Il significato etimologico racconta una geografia sacra e una funzione simbolica: Ocriculum era “la piccola altura sacra”, forse un’acropoli, visibile e significativa per chi risaliva dal fiume.

 

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